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Amarcord - Ecco perchè il ciuccio è il simbolo del Napoli PDF Stampa E-mail
Scritto da Tommaso Conte - Marco Formisano   
Mercoledì 11 Novembre 2009 13:46

Primo logo NapoliParte oggi, ufficialmente, Amarcord, una rubrica attraverso la quale ripercorreremo insieme gli 80 e più anni di storia della Società Sportiva Calcio Napoli. Rivivremo insieme le tappe più significative della società azzurra, dalla nascita al primo storico scudetto, passando anche per le dolorose retrocessioni e l'ultimo sciagurato e nefasto fallimento, dal quale siamo risorti più forti di prima. Ci auguriamo che questa iniziativa permetta a tutti di riaprire quel cassetto della memoria dove sono custoditi indelebili recordi e straordinarie emozioni.
Che il viaggio abbia inizio......



Ormai il ciuccio è diventato l’emblema del calcio Napoli, il simbolo indiscusso di questa gloriosa società, un asinello che ogni tifoso partenopeo ama e che un pò rispecchia anche l’immagine della nostra bistrattata città con tutti i suoi colori e le sue mille contraddizioni. Quante volte lo abbiamo ammirato spadroneggiare sulle sventolanti bandiere azzurre, quante volte lo abbiamo visto adornare col suo sorriso sdentato i cruscotti delle auto, ma quanti di noi conoscono veramente la sua storia, quasi secolare? Ebbene l’immagine del ciucciariello fu associata al Napoli a partire dalla prima stagione che gli azzurri disputarono in Divisione Nazionale, una stagione (1926/27) davvero umiliante con un solo punto in 18 partite (l'unico punto grazie allo 0-0 col Brescia in casa) e ben 61 gol incassati: ciò nonostante la Federazione di allora ci evitò la retrocessione con un ripescaggio in extremis.

Tuttavia il ciuccio più famoso d’Italia fece la sua prima apparizione su un campo di gioco nel 1930 in occasione di un’indimenticabile Napoli-Juve terminata 2-2 dopo una strepitosa rimonta degli azzurri che acciuffarono il pari con 2 reti di Buscaglia. E fu proprio in quell’occasione che, tra i tifosi in visibilio, fece il suo ingresso all’Ascarelli un asinello con tutti fiocchetti azzurri e con una scritta che recitava: ”Ciuccio fai tu”.
A tale proposito, indimenticabile fu la metafora utilizzata dal grande giornalista napoletano Felice Scandone, che sulle pagine di un giornale sportivo scrisse: Il Napoli, agli albori della sua storia, era come il famoso asino del povero Fichella, del quale si racconta che vegliasse la notte (Fichella, non l’asino, intendiamoci bene!) per cogliere i fichi del suo vasto orto per caricare il carretto che doveva trasportare le ceste al mercato. Ma l’asino percorreva appena poche centinaia di metri, poi si abbatteva al suolo e non c’era verso di farlo rialzare. Il Napoli dei primi anni era proprio come quest’asino. Anche quando riusciva qualche volta a prendere il trotto (vale a dire quando otteneva qualche sporadica vittoria) era per… pochissimo tempo: la classica corsa dell’asino, in poche parole.

Come potete notare il povero ciuccio ne ha subite di mortificazioni, ne ha dovute digerire di umiliazioni, ma si è preso anche le sue indiscutibili rivincite e, seppur per un breve periodo, ha guardato il resto d’Italia dall’alto della sua fierezza e disarmante dignità.
Pertanto sono certo che per nulla al mondo Napoli ed i napoletani rinuncerebbero a questo ridicolo, maldestro ma tanto amato animaletto…… e parafrasando una frase molto cara a noi tifosi: "O'ciuccio è ferit ma nun è'muort"....Non ci resta che urlare: Forza Ciuccio!

Ultimo aggiornamento Mercoledì 11 Novembre 2009 15:35
 
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